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venerdì, 08 dicembre 2006

AMZ CHIUDE I BATTENTI!

AMZ CHIUDE I BATTENTI..

..e riparte come Elemental Webzine, collaborazione fra me e Der Untergang. Da ora in poi questo link non verrà più utilizzato, ma al contrario potrete seguire aggiornamenti molto piu frequenti e ricchi raggiungendo la 'zine a questo indirizzo:

HTTP://WWW.ELEMENTAL.ALTERVISTA.ORG

grazie a tutti,

Perkele

postato da: Angband alle ore 18:09 | link | commenti
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sabato, 25 novembre 2006

Trollmann av Ildtoppberg - Tolling Beyond the Tombs of Ancient Grimnity

 

Dopo il bellissimo demo 'The Forest of Doom', gli inglesi Trollmann av Ildtoppberg nel 2003 ritornano sulle scene con questo 'Tolling Beyond the Tombs of Ancient Grimnity', primo album ufficiale del duo. Le atmosfere si sono incupite, la produzione é migliorata, la componente ambient si è assottigliata a favore di un maggior dinamismo di basso, che in questo disco fa veramente la parte del padrone, data anche la quasi totale assenza di parti vocali.

Tre lunghissime suite di drone doom puro e crudo come Earth, Sunn O))) e Asva hanno insegnato, con in più sporadiche parti di synth dal suono distante, nel tempo e nello spazio. Se 'Aether' eccelle proprio per quanto riguarda quest'ultimo fattore, con un riff di basso pulito ripetuto all'infinito sostenuto da suggestive parti di tastiera; 'Tolling Beyond the Tombs of Ancient Grimnity' si distingue invece per la rumorosità della componente drone, e l'assenza di tastiere. E così, a mediare fra le due facce dei Trollmann ci pensa 'Doom's Children' che unisce a un basso rumoroso e distorto un synth dal suono particolarmente spettrale e malsano.

Insomma, un bel lavoro anche se forse non all'altezza del precedente, ma comunque la conferma di un'ottima realtà scomparsa dalle scene troppo presto, se siete amanti del drone e del Burzum di 'Daudi Baldrs" cercate in giro questo ottimo esempio di 'grim trollish doom', da poco ristampato dall'americana Skulls of Heaven Prod. insieme a tutto il resto della discografia del duo inglese.

7.5

postato da: Angband alle ore 16:46 | link | commenti
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Draug - Constellations

Draug - Constellations - A Voyage Through The Sky Of Arda

Proviene dalla Sardegna Herugurth, unico componente del progetto Draug, che decide di pubblicare i suoi lavori solo per via informatica destinandoli solamente a pochi intimi ascoltatori. “Constellations” è il suo ultimo lavoro, uscito nell’ottobre del 2005, in cui il nostro si occupa di descrivere paesaggi sonori ispirati alle costellazioni immaginate da Tolkien a sovrastare la sua Terra-di-Mezzo, e per farlo utilizza un ambient che spesso sfocia nel darkwave. Questa voglia di portare lo spazio in musica si riflette benissimo nella stessa, con suoni scelti ottimamente ( anche se per la verità non sempre irresistibili come qualità ) e anche qualche sperimentazione elettronica che accentua la visione di paesaggi siderali e grandi distese celesti. Il lavoro è piuttosto eterogeneo ed i brani mostrano buone qualità di songwriting, varietà nelle soluzioni compositive e voglia di sperimentare, anche se a volte alcune di queste soluzioni risultano piuttosto ingenue. È per questo che un’ottima song come la ‘burzumiana’ “Wilwarin”, probabilmente la migliore del lotto, viene penalizzata da percussioni programmate banalmente e da fruscii di sottofondo non proprio irresistibili, soprattutto ascoltando la traccia a volumi elevati.

Al contrario, la melodica “Sorunume” , molto soave ed eterea nelle sue progessioni quasi “da colonna sonora”, mi ha lasciato pienamente soddisfatto, veramente un pezzo di classe.

L’episodio più ambizioso dell’album è costituito dalla conclusiva “Valacirca”, dieci minuti di divagazioni elettroniche che mi hanno riportato alla mente anche certe cose fatte da Fenriz con il progetto Neptune Towers. Il problema del brano è che i suoni utilizzati spesso ricordano troppo da vicino le classiche sigle dei TG, cosa che alla lunga suona piuttosto sgradevole e spezza l’atmosfera, ma d’altronde non riuscirei ad immaginare un pezzo del genere con un diverso tipo di suoni.

In conclusione posso dire che, rispetto ai precedenti lavori, questo “Constellations” risulta sicuramente più maturo e studiato e riesce a catturare pienamente l’atmosfera suggerita dal titolo, consiglierei comunque ad Herugurth di lavorare ancora un po’ sui suoni e soprattutto sulla fase di missaggio, perché il prossimo lavoro potrebbe davvero costituire la prova della maturità.

7

postato da: Angband alle ore 16:34 | link | commenti
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Ice Ages - Strike the Ground

Ice Ages - Strike the Ground

Ice Ages è un progetto parallelo di Richard Lederer a.k.a. Protector dei Summoning, che qui si dedica a sonorità industrial/darkwave dalle tinte cupe e fredde.

Strike the Ground, primo lavoro a nome Ice Ages, uscì nel 1996 ed è ormai praticamente introvabile salvo nell'usato, ma passiamo subito ad esaminarlo nel dettaglio.

Premetto che chiunque abbia apprezzato gli altri progetti di Protector riconoscerà subito il suo timbro nelle composizioni di Ice Ages, anche se in questo disco il compositore austriaco si diverte a sperimentare soluzioni inedite come percussioni sintetiche, voci filtrate, tunes elettronici e addirittura ritmiche simil-ebm in più di occasione. Il disco è molto vario ed ogni pezzo ha qualcosa di diverso da quello precedente, anche se a dir la verità alcuni brani sono molto deboli rapportati ad altri molto validi, come ad esempio la superba "Trapped and Scared" che tutti gli amanti dei Summoning sapranno essere nient'altro se non "Over Old Hills" in una versione molto più elettr(on)ica e glaciale. Un’altra ottima song è la strumentale conclusiva "Eternal Sleep" dalle tinte quasi ambient, così come "Dead But Wide Awake", brano praticamente EBM ma che riesce a non risultare pacchiano e che ha dalla sua un saggio uso di alcuni suoni. È proprio nei suoni però che risiede uno di punti deboli dell'album, visto che i 10 anni passati dalla sua uscita si fanno sentire parecchio per quel che riguarda la qualità sonora, ma d'altronde è un fatto perfettamente normale e che non può minare completamente il valore di questo disco. Direi che il vero difetto risiede invece, come ho già detto prima, nella banalità di alcuni pezzi che risultano piuttosto anonimi rispetto agli episodi particolarmente brillanti già citati e a molti altri presenti.

Strike the Ground è in conclusione un buon album, consigliatissimo soprattutto ai fan del musicista austriaco.

7

postato da: Angband alle ore 15:45 | link | commenti
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Moonn - Exodus

Moonn - Exodus

Nasce quasi per scherzo il progetto Moonn, duo polacco che viene alla luce con il solo ed unico intento di omaggiare i Sunn O))) come tribute band che inizialmente si prende poco sul serio, includendo al monicker uno scherzoso D))) a simboleggiare un eclissi lunare. La particolarità di questa band sta nel fatto di essere una 'mp3-only band', ossia una band che, per scelta precisa, produce esclusivamente mp3 liberamente scaricabili dal proprio sito ( anche se a quanto ho capito il prossimo lavoro della band potrebbe uscire anche su cd-r ). Dopo un primo demo ancora acerbo ed immaturo uscito nel 2004, la band rimuove lo sciocco 'D)))' assumendo connotati più professionali e seri, e produce un album molto interessante. Partiamo dal fatto che la registrazione è veramente ottima, fatto piuttosto inconsueto visto che si tratta di una registrazione 'casalinga': questa volta si capisce subito che i polacchi vogliono fare sul serio. Exodus è composto da un unico pezzo, della durata di 35 minuti e qualche secondo in più, minuti in cui viene proposto un drone doom di chiara influenza americana ( Earth, Sunn O))), Asva ) con una spiccata ricerca sonora orientata verso sperimentazioni spesso anche al confine con l'ambient, con tanto di samples adeguati di pioggia ( bella in questo caso, la sovrapposizione piogga-arpeggio di chitarra clean verso il minuto 31 ). é una traccia che rilassa e scorre bene nonostante la lunghezza non proprio irrisoria, ideale anche come sottofondo vista la non eccessiva enfasi su suoni troppo rumorosi e disturbanti ma di matrice, come già detto, più arpeggiati ed ambient. Dategli un ascolto, da tenere d'occhio!

6.5

postato da: Angband alle ore 15:41 | link | commenti
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domenica, 05 novembre 2006

Xyxyxma - As the Glass Shatters..

Xyxyxma - As the Glass Shatters..

Questo giovane duo proveniente dalla “tenebrosa” Inghilterra è uno dei tanti figli bastardi della nuova ondata doom mondiale. Il genere proposto da questa band dal nome quasi impronunciabile ( pare si pronunci Six-is-ma ) è, nel dettaglio, un drone/doom puro e crudo, con un songwriting "degno" dei primi Abruptum e con qualche esperimento sonoro di matrice noise/industrial in alcuni passaggi, memore della lezione impartita da gente come Zaraza e Planet AIDS.

Due sono le tracce proposte: 'Tormented' e 'Wamphyri' ( quest'ultima proveniente da un demo mai rilasciato ), della durata media di circa 25 minuti. A dominare questo lavoro è il caos sonoro nella sua forma più incontaminata, immaginatevi un mix fra gli Abruptum di 'Obscuritatem Advoco Amplectére Me' uniti ai primissimi Sunn O))) e ad i Trollmann av Ildtoppberg di 'Arcane Runes..' ed otterrete, più o meno, il sound proposto dagli Xyxyxma: chitarre rumorosissime che sbucano dal nulla, voce ruvida ed abrasiva ( a dir la verità però troppo spesso quasi soffocata nel mix ) e distorsioni sonore di vario tipo sono quello che troverete in 'As the Glass Shatters..' e se siete amanti di suoni limpidi e ben registrati vi consiglio di lasciar perdere questo disco. I due brani sono piuttosto simili fra di loro ma, mentre 'Tormented' non mancherà di suscitare parecchi sbadigli nell'ascoltatore e la voglia di skippare traccia sarà forte, 'Wamphyri' ha dalla sua qualche soluzione ( come il noisy-intro ) sicuramente più azzeccata e interessante.

Detto questo gli Xyxyxma dovrebbero lavorare leggermente di più sul songwriting, perchè in alcuni frangenti la pochezza di idee è palpabile ed il sound è ancora molto acerbo ed immaturo, ma le potenzialità per sfornare qualcosa di più interessante in futuro ci sono, soprattutto se il gruppo sperimenterà maggiormente con soluzioni noise/industrial o comunque personali come quelle presenti in 'Wamphyri', il vero punto di forza del disco.

5

postato da: Angband alle ore 18:06 | link | commenti
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Abigor - Verwustung ( Invoking the Dark Age )

Abigor - Verwustung ( Invoking the Dark Age )

http://www.infernalhorde.com/abigor

Nel 1994 un fulmine a ciel sereno colpì l’Austria, terra che fino a quel momento aveva offerto, per quanto riguarda il panorama estremo, entità musicali tutt’altro che memorabili. Nel 1994 infatti, sotto i vessilli della lungimirante Napalm Records, usciva l’album di debutto degli Abigor, intitolato “Verwustung (Invoking the Dark Age)”.

Questi tre demoni provenienti dall’insignificante cittadina di Dobermannsdorf presentavano un black metal feroce e barbarico, tutto basato su un riffing complesso ed inconfondibile, con due chitarre ad intrecciarsi vorticosamente con continui cambi di tempo e con un lavoro doppio da svolgere data la mancanza di un basso, un’altra delle caratteristiche fondamentali della musica degli Abigor. A sovrastare il tutto gli screams acuti e stonati di Silenius, che in questo album offre una prova vocale davvero ispirata e all’altezza della situazione, a mio parere la migliore della sua carriera.

Il disco ha un sapore antico, dalle atmosfere volutamente medievaleggianti e con lyrics incentrate su un satanismo “ereticale” che si sposa alla perfezione con l’immagine della band ma soprattutto con la musica proposta.

I pezzi, che ad un ascolto superficiale possono risultare noiosi ed incomprensibili, rivelano alla luce di un ascolto più attento caratteristiche nascoste e i riff, difficilmente memorizzabili ad un primo impatto proprio per la loro complessità, risultano davvero ispirati e ben studiati, specialmente quelli più veloci e dal sapore più “groovy”. Sono presenti, di tanto in tanto, anche stacchi più arpeggiati ed incursioni di synth che arricchiscono il disco di un sapore “misticheggiante” e . La prova di T.T. dietro le pelli è impeccabile, e il batterista detta i tempi in maniera eccezionale riuscendo quasi a non far notare l’assenza del basso grazie ad un gran dinamismo e a continui cambi di tempo. Il brano più lungo del disco, “Kingdom of Darkness”, è il perfetto esempio dell’Abigor-style e presenta tutte le caratteristiche succitate, risultando uno dei migliori brani della storia della band.

Un altro brano particolarmente riuscito è “Eye to Eye at Armageddon”, che si apre con un riff molto melodico per proseguire su versanti più veloci con anche delle leggere linee di synth ad aggiungere atmosfera e profondità al pezzo, per poi ritornare su lidi più melodici nel “refrain” ( che ovviamente non è un vero e proprio ritornello ) con un paio di riff davvero eccezionali; anche questo uno dei picchi massimi del disco e una grande dimostrazione di classe e capacità compositive non da poco.

La successiva “In Sin” è il mio brano preferito dell’album, che si apre anch’esso con un bel riff melodico per poi seguire le stesse coordinate della song precedente, ma concludendosi con un riff assolutamente eccezionale, il mio preferito di tutto il disco.

Degna di menzione anche la splendida “Weeping Midwintertears” dove un tappeto di synth molto suggestivo accompagna la squillante e feroce voce di Silenius in un connubio davvero insolito ma estremamente azzeccato, anche questo uno dei migliori pezzi dell’album.

Ho citato solo i miei brani preferiti, ma anche tutti gli altri brani ( comprese le due bellissime strumentali presenti ) sono assolutamente allo stesso eccellente livello, e ognuno avrà sicuramente le proprie preferenze personali per un brano piuttosto che un altro.

Concludo consigliando questo disco a tutti gli amanti della musica estrema perché è davvero una gemma dal valore inestimabile, e anche se ai primi ascolti potrebbe sembrare noioso ed anonimo perseverate, perché solo con numerosi ascolti attenti scoprirete il valore di “Verwustung”, e allora lo amerete.

10

postato da: Angband alle ore 18:01 | link | commenti
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Valar - Hidden Paths

Valar - Hidden Paths

Dietro il nome Valar si cela l’onnipresente Narqath ( mente di Azaghal, Vultyr e Wyrd, per citare i suoi progetti più famosi ) che con questo progetto si dedica a sonorità ispirate al ciclo Tolkieniano e all’immaginario fantasy in generale. Come riportato all’interno del booklet fotocopiato di questa demotape, i brani proposti all’interno di “Hidden Paths” appartengono al periodo 1998-2000 e non sono da considerarsi anteprime al successivo full-lenght, che comunque non ho ascoltato e non posso valutare.

La musica contenuta in questo demo non è molto distante da certe cose proposte dagli austriaci Uruk-Hai e Hrossarsgrani, con in più qualche divagazione più “ritualistica” e delle vocals in clean piuttosto sgraziate e rozze, che comunque non risultano particolarmente fastidiose. Le canzoni sono composte da pochi riff di tastiera accompagnati da percussioni mai invadenti e dalle succitate vocals, con l’importante mancanza quindi di chitarra e basso, mancanza che non risulta troppo grave anche se a mio parere i due strumenti succitati avrebbero potuto solamente giovare alla musica proposta. Il lavoro non risulta affatto pesante all’ascolto e scorre piuttosto fluidamente senza particolari intoppi ma senza neanche particolari sussulti, con la sola eccezione di “Introduction to Trolls Cave”, brano che seppur molto semplice e di breve durata, esercita un certo fascino sul sottoscritto. Gli altri pezzi presenti sono ben distinguibili l’uno dall’altro ma tutti più o meno si muovono sulle stesse coordinate, non me la sento quindi di citarne uno in particolare.

Che dire di più riguardo a questo lavoro? Un lavoro dignitoso, senz’altro, ma tutt’altro che trascendentale e che quindi consiglio solamente ai fanatici del genere che potrebbero sicuramente ricavarne spunti interessanti.

6.5

postato da: Angband alle ore 17:58 | link | commenti
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mercoledì, 01 novembre 2006

Nuovi aggiornamenti durante la prossima settimana

Vi comunico che dalla prossima settimana riprenderanno gli aggiornamenti della micro-zine, inizialmente con sole recensioni e in seguito anche alcuni articoli ed approfondimenti. Mi scuso ancora per lo spiacevole inconveniente, ma vi assicuro che AMZ riprenderà al più presto, e più forte che mai!

Perkele

postato da: Angband alle ore 18:21 | link | commenti
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domenica, 15 ottobre 2006

AMZ Statement

Vi sarete chiesti il motivo di questo "lungo silenzio". Il mio hard disk è andato bruciato a causa di uno sbalzo di corrente portando con sè la maggior parte del materiale, ho inoltre avuto molti impegni in quest'ultimo mese che mi hanno impedito di aggiornare la micro-zine. In ogni caso AMZ è pronta a ripartire il prima possibile, sperando di riuscire ad abbandonare Splinder al piu presto in favore di un circuito più professionale. Per il momento vi saluto e spero di riuscire a riempire al piu presto questo spazio con nuove recensioni ed approfondimenti. Perkele.
postato da: Angband alle ore 15:27 | link | commenti
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venerdì, 15 settembre 2006

"The roaring of lions, the howling of wolves, the raging of the stormy sea, and the destructive sword, are portions of eternity too great for the eye of man."

W.B.

postato da: Angband alle ore 23:05 | link | commenti
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mercoledì, 13 settembre 2006

Uruk-Hai - Dragons of War

Uruk-Hai - Dragons of War

http://uruk-hai.dragonsbreath.tv/

Un altro progetto austriaco sulle pagine di AMZ, questa volta però la Napalm Records non centra!

È l’americana Dragon’s Breath Records infatti ad aver dato alle stampe, in una bella confezione DVD, questo "Dragons of War", uno dei tanti lavori nella sterminata discografia di Uruk-Hai.

A quanto ho capito, soprattutto vedendo quanti dischi ha prodotto in pochi anni, Hugin ( titolare e unico componente del progetto ) tende a pubblicare praticamente qualsiasi cosa componga, a prescindere dalla qualità. "Dragons of War" sembra confermare questa tesi, visto che comprende al suo interno brani di buona qualità alternati ad altri decisamente banali e trascurabili, ma passiamo a descriverli uno ad uno ( è la soluzione migliore, viste le notevoli differenze fra gli stessi ).

Si parte con "Remembering the Ancient" che nei suoi 20 minuti di durata passa da un ambient battagliero con tanto di batteria campionata ad uno più soffuso e dilatato, quasi da colonna sonora, che risulta sicuramente più convincente. Certo è che sarebbe bastata la metà della durata, visto che le idee proposte sono poche in rapporto ai minuti, ma comunque qualcosa di interessante da salvare c’è e non è tutto da buttare, anzi..

"Minas Morgul" è un brano simil-black metal, "simil" perché il buon Hugin dimostra veramente di non avere la mano per un discorso musicale di questo genere e infatti il brano risulta piuttosto banale e scontato, forse addirittura il peggiore del lotto anche per l’uso di percussioni dal suono improponibile, l’assenza di un basso ad arricchire il sound ( che risulta decisamente povero e "scarno" ) ed una prova vocale non all’altezza.

"The Eternal Halls" sembra invece avere un suo perché, sebbene anche qui la durata di 29 minuti è immensa in rapporto a quanto proposto al suo interno. Il brano è comunque apprezzabile anche grazie alla scelta veramente azzeccata del suono dei synth, che riportano davvero alla mente le aule sotterranee di Khazad-Dúm o qualche dungeon da gdr dagli antri echeggianti.

"Isengard" è un altro pezzo simil-black metal che con "Minas Morgul" condivide, oltre all’uso della chitarra e della voce, anche le caratteristiche negative e non potrebbe essere altrimenti, è oltretutto un pezzo molto ripetitivo che alla lunga diventa piuttosto noioso ( certa monotonia può andare bene per un brano ambient, ma non vale altrettanto quando si parla di black metal! ).

Poco male comunque, perché a salvare le sorti del disco ci pensa la conclusiva "Dragonfire" che, a dispetto del titolo piuttosto pacchiano, è l’unico vero brano che convince pienamente e senza alcuna riserva. La durata del pezzo è infatti finalmente adeguata, la melodia è davvero gradevole e il suono scelto è perfetto e sembrerebbe adatto a far da soundtrack di un film come "Il Signore degli Anelli".

Se tutte le canzoni del disco fossero state al livello di "Dragonfire" il voto qui sotto sarebbe notevolmente maggiore, e sarebbe maggiore anche se nell’album non ci fossero state le due tracce "black metal", veri punti deboli di questo "Dragons of War", che penalizzano fortemente il giudizio finale.

In conclusione, se come me siete fanatici di Tolkien o se comunque vi piace certo ambient epico e da colonna sonora, magari questo disco potrebbe fare per voi visto che alcuni momenti decisamente positivi sono sicuramente presenti, peccato però che Hugin abbia voluto fare il passo più lungo della gamba..

6

postato da: Angband alle ore 22:50 | link | commenti
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lunedì, 11 settembre 2006

Ice Ages - This Killing Emptyness

Ice Ages - This Killing Emptiness

http://www.iceages.info

Dopo il brillante esordio del 1997, che trovate recensito su queste stesse pagine, Protector torna a proporci un nuovo lavoro targato Ice Ages ( il suo progetto darkwave/industrial ) nel 1999 e, in attesa di nuovi lavori che sicuramente arriveranno ( a detta dello stesso instancabile musicista austriaco ), è questo l’ultimo lavoro disponibile di questo progetto.

Inizio subito dicendo che lo stile non è affatto cambiato rispetto a "Strike the Ground": un darkwave cupo e molto freddo con parecchie sperimentazioni di stampo industrial, soprattutto per quel che riguarda le percussioni e l’uso di certi suoni, per un risultato che potrebbe soddisfare i fan di progetti tanto diversi come Die Verbannten Kinder Eva’s ( titolati dallo stesso Protector ) e :wumpscut:

Se, come dicevo, lo stile non è affatto cambiato rispetto al precedente lavoro, ciò non si può dire dei suoni e della produzione: veramente eccellenti! I synth hanno davvero una qualità magnifica e non risultano obsoleti neanche alla luce degli ormai parecchi anni di distanza dall’uscita del disco, e anche la produzione è perfetta con i volumi sistemati in maniera adeguata e un ottimo uso di riverbero sulle percussioni ( che spesso le rende simili a tuoni ) e filtri sulla voce ( questa volta presente in tutti i pezzi dell’album, dal primo e l’ultimo ).

Per quel che riguarda i brani, la cui durata media è di circa 5 minuti e mezzo, anche qui come nel primo lavoro la qualità non è sempre la stessa, purtroppo. I migliori a mio parere sono sicuramente l’opener "Far Gone Light" le cui melodie sono davvero interessanti e particolari, la superba titletrack ( dal riff portante davvero riuscito ), "Shades of Former Light" dalle reminescenze EBM e soprattutto la conclusiva "Lost in Daze", vera perla di malinconia e melodia nostalgica, uno dei migliori pezzi mai scritti da Protector, che riesce veramente a mettere i brividi!

Purtroppo, le altre song presenti non riescono a raggiungere i picchi delle succitate, ed alcune risultano piuttosto deludenti, spesso anche per un uso troppo divampante delle percussioni a discapito dei riff veri e propri.

Diciamo che questo "This Killing Emptiness" non è altro se non una versione aggiornata e ritoccata del precedente lavoro, rispetto a cui è meno eterogeneo ( segno che Protector ha scelto definitivamente la direzione che vuole seguire con questo progetto ) e possiede suoni di gran lunga migliori, che ribadisco essere veramente eccellenti.

In conclusione il disco è davvero consigliato, non siamo ancora arrivati al capolavoro ma sento che manca poco, vedremo se col prossimo album i tanti anni di attesa saranno ripagati!

8

postato da: Angband alle ore 15:44 | link | commenti
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mercoledì, 06 settembre 2006

Noothgrush/Wellington - People Defeated Will Never Be United/Untitled ( split 7'' )

Noothgrush/Wellington - People Defeated Will Never Be United/Untitled ( split 7'' )

http://www.myspace.com/noothgrush

http://www.doom-metal.com/bandlist_entry.php?id=641

Sono un grande fan dello sludge d’oltreoceano, trovo che sia uno dei pochi generi ancora veramente underground al giorno d’oggi, e adoro letteralmente realtà come Sloth, Grief o Eyehategod, qui praticamente misconosciuti ma autentiche leggende in patria. Immaginatevi quindi la mia gioia al momento di venire in possesso di questo split 7’’ fra i californiani Noothgrush ( gruppo che già conoscevo e apprezzavo, ma di cui purtroppo non possedevo ancora nulla di originale ) e i Wellington ( che invece ignoravo ).

Il 7’’ argentato è presentato in una bella confezione con i testi ( immagino? ) delle due canzoni presenti ed altri proclami molto forti e sociali, e il formato è decisamente il più adeguato per il genere proposto. Il lato Noothgrush è esattamente nello stile del gruppo: puro sludge doom marcio e putrido con vocals graffianti e chitarre impegnate a intessere tonnellate di riff granitici e monocordi, un vero inno alla coerenza e alla rabbia per questo gruppo purtroppo molto poco conosciuto ma che è secondo me tra i migliori nel suo genere.

Per quanto riguarda il lato Wellington sono rimasto piuttosto deluso, niente a che vedere con il livello eccelso dei colleghi californiani ma una prestazione invece molto sottotono, rovinata soprattutto da una prova vocale stile "paperino" davvero fastidiosa ed insopportabile, insomma mi aspettavo qualcosa di più interessante e convincente, e anche il voto finale ne risente. È ovvio comunque che una sola canzone è molto poco per giudicare, in ogni caso questo 7’’ vale anche solo per il pezzo dei Noothgrush, le cui releases sono molto difficili da trovare al di fuori del suolo americano..

6

postato da: Angband alle ore 23:38 | link | commenti
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martedì, 05 settembre 2006

News

La seconda parte dell'intervista ai Moss è finalmente online, la troverete subito sotto alla prima parte. A presto con nuove recensioni di: Uruk-Hai, Abigor, Il Sangue, Valar, Die Verbannten Kinder Eva's e tanti altri. In preparazione inoltre un approfondimento sulla scena Sludge/Doom internazionale e molto altro!
postato da: Angband alle ore 19:16 | link | commenti
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